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Come scegliere la prima imbarcazione: canoa o kayak? Sit in o sit on?

Come scegliere la prima imbarcazione: canoa o kayak? Sit in o sit on? published on

P1170467 Continuiamo la serie di articoli rivolti ai neofiti per chiarire gli aspetti da considerare nell’acquisto della prima imbarcazione. Per chi se li fosse persi nel primo articolo abbiamo parlato di lunghezze e forme degli scafi, nel secondo abbiamo parlato dei vari materiali di costruzione e di come scegliere in base alle proprie necessità. In questo terzo articolo parleremo di canoe e kayak, sit in e sit on, per aiutare a capire quale sia più adatto alle nostre esigenze.
Iniziamo col fare un po’ di chiarezza: tutte le piccole imbarcazioni con propulsione a pagaia, in cui cioè lo strumento di propulsione è svincolato dalla scafo e trattenuto solo dalle mani del conduttore, che deve quindi trasmettere la forza propulsiva allo scafo per il tramite del suo corpo, si chiamano canoe. Viceversa nelle barche a remi questi sono vincolati allo scafo tramite scalmi (o altri sistemi di connessione) e la forza propulsiva viene trasferita allo scafo attraverso questi punti di contatto.
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All’interno della vastissima categoria delle canoe possiamo fare una prima grande distinzione tra le canoe propriamente dette (canadesi, polinesiane ecc…), in cui si pagaia in posizione inginocchiata o seduta con un pagaia semplice, ossia dotata di una sola pala (o lama) e di una impugnatura a T dal lato opposto del manico, e i kayak in cui si pagaia, sempre seduti, con una pagaia doppia, ossia con due pale alle estremità opposte del manico. Sia le canoe che i kayak possono poi essere chiusi, cioè dotati di ponte con un abitacolo chiamato pozzetto, di dimensioni più o meno ampie, in cui il pagaiatore “entra” per condurre il mezzo (con la possibilità o meno di sigillare l’apertura con un paraspruzzi) o aperti, ossia non dotati di ponte.
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Le canoe canadesi chiuse o pontate sono utilizzate quasi esclusivamente in ambito agonistico, e quindi non ce ne occuperemo in questa sede. Discorso simile vale per le canoe polinesiane dotate di bilanciere. Ci occuperemo invece delle canoe canadesi aperte (open canoe) che rappresentano uno dei più versatili mezzi per il turismo fluviale o lacustre. Non marino! Perché? Perché non essendo dotate di chiglia e offrendo più resistenza al vento rispetto ai kayak non sono adatte all’uso marino.
Sono state uno dei principali mezzi di esplorazione del continente nordamericano e ancora oggi sono un mezzo estremamente versatile. Sono diffuse soprattutto in versione biposto o multiposto, per uso familiare, ma vi sono anche modelli monoposto. I pregi di queste imbarcazioni sono la versatilità, la possibilità di caricare molto materiale, o compagni di escursione, ideali per chi vuole portare in gita il proprio cane, l’attrezzatura da campeggio ecc… L’ampio spazio aperto consente di muoversi (con accortezza) cambiare posizione, prendere il sole, fermarsi a fare uno spuntino senza dover sbarcare ecc… con la pratica si possono condurre anche in piedi, come un SUP. Rendendole inaffondabili tramite appositi palloni pieni d’aria possono essere utilizzate anche nelle rapide, ma è già un uso più specialistico. A livello di neofiti trovano il loro ambiente più adatto nei fiumi tranquilli di fondovalle o nei laghi, sono perfette per uso familiare, sia per gite brevi che di più giorni, in quanto permettono di portarsi dietro tutto l’occorrente. Per contro richiedono un apprendistato un po’ più lungo per imparare a governarle, specialmente per il pagaiatore che sta seduto dietro, che deve occuparsi anche di tenere la direzione. Però un pagaiatore esperto può facilmente portare un completo neofita. Come abbiamo detto patiscono maggiormente il vento, a causa dell’altezza del bordo libero (bordi più bassi saranno meno sensibili al vento ma imbarcheranno più acqua in caso di onde). Mediamente, a parità di lunghezza e profilo, sono un po’ più lente dei kayak, anche a causa della maggiore larghezza. Sono molto adatte per famiglie, campeggio, pesca, fotografia naturalistica, ecc…
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I kayak hanno un profilo più basso sull’acqua per cui risentono meno del vento, possono essere più facili da governare (molto dipende dal modello e dal profilo, si veda il primo articolo), sono mediamente più veloci. Alcuni sono dotati di timone o appendici che rendono ancora più facile il controllo della direzione. La tecnica di base è un po’ più facile da acquisire. Per contro hanno una capacità di carico molto inferiore, a parte rare eccezioni non è possibile portare animali o passeggeri, non è possibile (o molto poco) cambiare posizione e muoversi all’interno dello scafo.
Sono generalmente monoposto, più raramente biposto. Vi sono modelli specifici perfetti per uso marino.
Come si vede anche in questo caso, come scritto nel primo articolo, è indispensabile sapere prima quale sarà l’uso prevalente: se ad esempio voglio fare turismo marino dovrò orientarmi sul kayak, se invece voglio fare escursioni al lago con la famiglia o il cane sarà più opportuno scegliere una canadese.
Anche per i materiali, sia in caso di canoa che di kayak, vale quanto scritto nel precedente articolo.
Quando, a ragion veduta, la scelta ricada su un kayak, bisogna poi risolvere l’amletico dubbio: sit in o sit on? Sit in sono i classici kayak con pozzetto, in cui si “entra” e si può sigillare l’apertura con il paraspruzzi. Sit on top sono kayak in cui il pozzetto è sostituito da un’impronta più o meno anatomica, aperta, su cui ci si siede. Vediamo vantaggi e svantaggi di entrambi.
Un kayak sit in è più caldo e asciutto, si controlla meglio con le ginocchia permettendo di sfruttare maggiormente l’inclinazione, imparando la manovra dell’eskimo (la tecnica per raddrizzare lo scafo senza abbandonarlo) diventa molto sicuro e permette di affrontare acque molto mosse, può essere dotato di comportamenti stagni in cui riporre il materiale (chiamati gavoni). Per contro i novizi possono avvertire una sensazione di insicurezza legata al fatto di doversi “sfilare” dal pozzetto in caso di ribaltamento, se si è costretti ad uscire dallo scafo è più difficile (ma non impossibile) risalirvi dall’acqua, senza arrivare a riva.
Un kayak sit on top permette di prendere il sole anche sulla parte inferiore del corpo, offre al neofita una sensazione di maggior sicurezza in caso di ribaltamento, perché si è subito “fuori”. Sempre in caso di ribaltamento è più facile risalire dall’acqua. Se ben realizzato è praticamente inaffondabile. Per contro c’è generalmente meno spazio per stivare il materiale, ci si bagna di più, tranne poche eccezioni i modelli in commercio sono meno prestazionali e più pesanti dei sit in, eccezion fatta per i cosiddetti surfski, che però nascono come barche da competizione oceaniche e, anche se sono disponibili modelli più stabili e turistici, sono generalmente più adatti al fitness e alla pratica sportiva pura che al turismo nautico.
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Personalmente, a parte il caso surfski, propendo sempre per il kayak chiuso, che permette di navigare con ogni tempo e in ogni condizione, ma anche in questo caso, chiaramente, molto conta l’uso che si intende fare. Se abito in un posto caldo, intendo usare il kayak solo nella buona stagione, in condizioni tranquille, non ho intenzione di dedicarmi più di tanto all’acquisizione della tecnica, allora il sit on top potrà essere una scelta indicata. Viceversa se intendo usare il kayak anche in inverno, in condizioni avverse, intendo applicarmi per acquisire una buona tecnica, allora mi orienterò senz’altro su un kayak chiuso.

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