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Il torrente Varrone

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IMG_7987 di Francesco Balducci

Siamo in val Masino, pronti ad imbarcarci sul tratto alto, dietro indicazioni di Francesco Paracchini, veterano della canoa e conoscitore del torrente. Il livello però è troppo basso per il tratto suddetto e troppo alto per il percorso in gola caratterizzato da salti angusti con ritorni. Giove pluvio decide di peggiorare la situazione, scatenando un’inferno d’acqua, frammisto a saette minacciose.
Il livello d’umore si abbassa notevolmente al punto che alcuni decidono di rinunciare. Che si fa? Il Mallero va in piena e il tempo non stimola di certo.
Ricordo di aver letto in un vecchio libro del mitico Granacci a proposito di un piccolo torrente sperduto in una valle sospesa tra le montagne che coronano il lago di Lecco. Il torrente Varrone. Detto fatto e come un rabdomante fluviale convinco due miei compagni ad andare a curiosare colà, inerpicandoci lungo la strada che da Bellano conduce in Valsassina, passando da Premana.
In meno di un’ora arriviamo alla centralina di Premana e un sorriso di gioia si stampa sui nostri visi: c’è acqua, c’è il sole e ci sono passaggi divertenti disegnati dal torrente che, giulivo e corrusco, caracolla a valle in un alveo tormentato da massi.
Chiamo Luca e il suo gruppo, delusi dalle condizioni proibitive del Mallero in piena, e li esorto a raggiungermi. Si precipitano veloci e riusciamo ad imbarcarci insieme, camminando con la canoa in spalla lungo la strada sterrata che costeggia il torrente a partire dal ponte ad arco in muratura subito a monte della zona commerciale con capannoni di Premana, in provincia di Lecco.
Il tratto è lungo circa 2 km, ma ci si potrebbe imbarcare molto più in alto, solo che il tempo è tiranno e alcuni di noi, me compreso, devono affrontare un lungo viaggio di ritorno.
Il Varrone mostra subito il suo carattere nervoso e guizzante con passaggi ad esse e strettoie, in un letto a pendenza costante e a rischio di incastro. Ho dovuto segare anche un tronco per permettere il transito in un bel passaggio prima del guado sifonato sotto il ponte in muratura, che si trasborda facilmente sulla destra.
A valle, la pendenza non cambia e anzi alcuni piccoli salti e scivoli si alternano a rapide manovriere. Ma la ciliegina di questa torta inaspettata è il salto finale in curva subito a monte della centralina con un ingresso non proprio semplice. Occorre precisione e un bel boof per “affiumare” indenni nel bacino ribollente sottostante.
In totale circa due km in un’ora e mezza di puro divertimento in acqua fresca e chiara. Un torrente da consigliare e curiosamente disatteso e misconosciuto. Un’altra piccola perla da cogliere per gli amanti delle delizie liquide. Hanno partecipato alla discesa, oltre a me, Andrea Campi detto Zigo, Luca Zucchetti, Ivo Poli ed altri canoisti di Cassano.

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